3. Le innovazioni tecniche: il mulino ad acqua.

   Da: R. S. Lopez, La nascita dell'Europa, Einaudi, Torino, 1966

 Se anche l'arte della tessitura conobbe le sue invenzioni
anonime, come il telaio a pedale, fu per la diffusione del
mulino, come spiega lo storico genovese Roberto Sabatino Lopez,
che dette una spinta vigorosa all'economia medievale, asservendo
anche il movimento dell'acqua, dopo il calore del fuoco, alle
necessit dell'uomo.


   Accanto alle poche innovazioni di cui ci sono ben note le
origini, l'itinerario e i risultati, quante altre ci sono del
tutto o quasi del tutto ignote! Ricordiamo ad esempio il telaio a
pedale, cos importante per lo sviluppo della sola industria
medioevale che, pur senza arrivare alle cifre a cui ci ha abituato
la rivoluzione industriale, merita tuttavia la definizione di
grande industria. Quando e da chi fu inventato? Forse da un
semplice falegname. L'applicazione di un pedale al telaio a mano
era, per cos dire, un uovo di Colombo, cui gli antichi non
avevano pensato probabilmente perch il tempo e la fatica dei
tessitori erano per loro quantit trascurabili. Nel basso Medioevo
un tessitore cominci a contare per qualcosa - per poco che fosse
- e tutt'a un tratto si sente parlare di telai a pedale in regioni
cos distanti come la Fiandra e l'Impero bizantino, nel secolo
dodicesimo. E poich l'accelerazione della tessitura richiede
un'accelerazione della filatura, un'altra semplice innovazione si
fa strada al medesimo tempo, sebbene le filatrici siano ancora pi
umili dei tessitori: la ruota da filare. Questo progresso
simultaneo su due piani dell'industria laniera medioevale somiglia
in piccolo al progresso abbinato della tessitura e filatura del
cotone agli inizi della rivoluzione industriale.
   Siamo un po' meglio informati sulle vicende del mulino ad
acqua, invenzione ellenistica che gli antichi non avevano
sfruttato a fondo. Infatti, perch l'installazione di un mulino di
questo tipo fosse conveniente, occorreva da un lato che il costo
degli schiavi o degli animali impiegati per far girare le mole si
facesse pi alto, dall'altro che il proprietario del mulino ad
acqua potesse contare su un approvvigionamento in grano abbondante
e continuo. Queste due condizioni si trovano riunite in Occidente
dal momento in cui gli schiavi diventano servi e la maggior parte
degli uomini liberi e non liberi di un villaggio possono essere
costretti a mandare il loro grano al mulino del signore. Gi nel
1086 si contano in Inghilterra circa cinquemila mulini, quasi
tutti ad acqua, ossia uno per quattrocento abitanti. Dopo il fuoco
domato e addomesticato nell'et della pietra, l'acqua diviene cos
l'altra grande fonte di energia naturale canalizzata per i bisogni
industriali delle masse.
   Via via che la commercializzazione stimola le diverse branche
dell'industria, il principio del mulino ad acqua trova sempre
nuove applicazioni. Anche prima del Trecento interviene nella
follatura [operazione di frizionamento e di sbattimento] dei panni
e nella triturazione degli ingredienti delle tintorie e delle
concerie, aziona il mantice nelle fucine, le seghe meccaniche e le
torcitrici da seta.
   Forse sarebbe stato possibile impiegare l'energia idraulica per
meccanizzare i telai per la tessitura, imprimendo cos alla sola
grande industria medioevale una accelerazione lontanamente
paragonabile a quella che il vapore doveva apportare all'industria
del secolo diciannovesimo. Ma anche dopo la scomparsa della
schiavit, il tempo e la fatica del tessitore non valevano, nei
calcoli dei mercanti che controllavano l'industria, pi che
l'acquisto di un semplice telaio a pedale. Cos la rivoluzione
commerciale si ferm alle soglie della rivoluzione industriale.
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